Le poesie di Francesco Della Pina

Versi di marmo e di memoria

Le poesie di Francesco Della Pina

Di seguito sono riportate tutte le poesie di Francesco Della Pina, nell'ordine in cui appaiono nel libro "La scogliera del Tirreno". Utilizza l'indice a destra per navigare direttamente alla poesia desiderata.

Le Tamerici

Lungo le crepe della loro corteccia,
nera ed arsa,
schiaffeggiate dal Libeccio
e vento di maestrale,
brillano i cristalli di sale…
e pare sian figlie del mare
le vetuste tamerici.

Il fresco respiro della sera
rallenta l'ansimar della risacca
e mitiga il calore dei sassi.

Su di un muretto
Quattro gatti guardano danzar le falene
alla luce di un lampione,
mentre i loro occhi
riflettono la luce
delle tremule stelle

Ai naufraghi dell'Elba

Viandante, turista,
pellegrino chi tu sia,
incamminati nell'ora dell'Ave Maria,
sulle dorate pendici
che il Monte S. Bartolomeo
protende al mare.
Ascolta!
Lontano, dal profondo azzurro,
schiocchi di vele,
voci di preghiere,
sopra i marosi urlanti e sferzanti.
Ma, nella pace della sera,
dal mare tornano ai loro orti
le anime dei morti.
I recinti di canne intrecciate
si aprono in un abbraccio,
sono organi che suonano,
al vento ora amico.

Borgo di Montemarcello

Gelido vento di tramontana, che spazzi la pianura,
e ululi come lupo nella tana.
Forte e gagliardo
soffi sul borgo
che sembra stringersi in sé stesso.
Da fessure e sconnesse finestre,
della piccola chiesa,
mulinano nell'aria della sacrestia
ingialliti fogli di nascite e battesimi.
L'erica ed il rosmarino
sono arruffati
e il corbezzolo,
con i suoi rossi e maturi frutti
si piega verso il mare,
le cui onde,
frenate dal vento,
stentano ad arrivare.
A sera il vento si acquieta.
I caliginosi camini del borgo
cominciano a fumare.
Tracciano nell'aria
antiche figure di guerrieri
con daghe e gladi
color del tramonto.

La Ai naufraghi dell'Elba

Viandante, turista,
pellegrino chi tu sia,
incamminati nell'ora dell'Ave Maria,
sulle dorate pendici
che il Monte S. Bartolomeo
protende al mare.
Ascolta!
Lontano, dal profondo azzurro,
schiocchi di vele,
voci di preghiere,
sopra i marosi urlanti e sferzanti.
Ma, nella pace della sera,
dal mare tornano ai loro orti
le anime dei morti.
I recinti di canne intrecciate
si aprono in un abbraccio,
sono organi che suonano,
al vento ora amico.

Borgo di Montemarcello

Gelido vento di tramontana, che spazzi la pianura,
e ululi come lupo nella tana.
Forte e gagliardo
soffi sul borgo
che sembra stringersi in sé stesso.
Da fessure e sconnesse finestre,
della piccola chiesa,
mulinano nell'aria della sacrestia
ingialliti fogli di nascite e battesimi.
L'erica ed il rosmarino
sono arruffati
e il corbezzolo,
con i suoi rossi e maturi frutti
si piega verso il mare,
le cui onde,
frenate dal vento,
stentano ad arrivare.
A sera il vento si acquieta.
I caliginosi camini del borgo
cominciano a fumare.
Tracciano nell'aria
antiche figure di guerrieri
con daghe e gladi
color del tramonto.

La Casa del Sogno

Dolci ti sian le mie parole
sul far della sera,
quando tutto si cheta
e l'anima ascolta echi lontani....
la casa delle tamerici,
tutta rossa al sol morente,
par fluttuare nell'aria,
come isola felice,
e sfuma come un sogno
con l'alzar del maestrale.
Volano anche le parole
che lasciano ora in bocca
l'acre sapore della salsedine.

Ricordi

Ove l'elicriso e le tamerici
hanno il sapor della salsedine
e i gabbiani vagabondano
tra il rumoreggiare del mare,
il vento di maestrale
agita le chiome
e sparge ricordi lontani
di schiocchi di vele
sciolte al vento.
Stanco e vecchio naufrago di me stesso
ora navigo in un mare interno,
dove i tramonti e le voci di un passato
si spengono lentamente.

Ad una bambina che non voleva parlare

Ti guardo Beatrice,
mentre mangi la focaccina,
annusandola prima
e poi spezzandola in piccoli pezzettini.
Così è il tuo parlare,
cruccio di noi nonni.
Quando parlerai Beatrice?.
Ora è il momento!!!.
Innondaci come fiume in piena
delle tue parole, stordisci i tuoi nonni
e sappi che ogni parola che dirai in più
saranno come mille baci
che darai a nonna Anda ed a nonna Ia,
a nonno Io e nonno Anco.
Mentre fisso il tuo sguardo
mi perdo nel colore dei tuoi occhi,
rimango confuso
e non so dirti più nulla.

Mare crudele

Iroso e furibondo mare,
che vomiti schiuma bianca
e tanta rabbia,
colpevole di aver inghiottito
vite umane.
Speranze risucchiate dal fondo del tuo mare,
orizzonti cancellati
dai tuoi vortici.
Il lento sciabordio della risacca
è la voce del tuo flagello,
mentre mille occhi senza nome,
dal fondo del mare
ci guardano, ci interrogano.

Libecciata

Raffiche di libeccio scuotono le cime dei pini,
e altre che non si attardano,
portano lontano i profumi dell'estate.
Dietro le levigate dune,
l'ovattato rumoreggiar del mare,
e bianca salsedine che sbiadisce
colori e cose.
Sotto le ruvide scorze dei pini,
al riparo dalla sferza del libeccio,
larve e farfalle
han trovato rifugio.
Il canto monotono della cicala è cessato,
l'estate morente si adagia sul grande letto dell'inverno,
con i nostri pensieri,
stanchi e lontani.

Viareggio pineta di Levante

Filtrano dalla chiome dei pini
sprazzi di luce
che indorano sentieri di formiche
e gusci vuoti di lumache.
Brillano sotto i raggi del sole
le vesti delle cicale,
coi colori della resina dei pini.
Ai bordi dei sentieri,
l'estate ha lasciato le sue tracce.
La polvere ha steso un velo grigio
ed una pennellata di malinconia
su erbe gialle dell'assetata boscaglia.
Nell'aria aleggia uno spirito silvestre
accompagnato dal canto delle cicale,
che scema con l'avanzar del maestrale.
Il vento di libeccio scuote le cime dei pini
e al riparo, sotto la loro ruvida ed arsa corteccia,
trovan rifugio formiche e maggiolini.

Paese di Equi Terme

Ai piedi dell'alta rupe che lo sovrasta..,
con il Pizzo D'Uccello che gli fa da guardia,
ecco!!! Questo è il paese delle acque,
dove il passero ha costruito il suo nido,
il ragno ha tessuto la sua tela.
Levigata come i ciottoli del torrente,
dal turbinìo delle acque,
la sua anima è rimasta intatta e pura
come le sue acque,
padrone assolute di questo luogo,
che continuano ancor oggi
a raccontar la loro storia.
Quella rimasta prigioniera
nelle marmitte dei giganti,
nelle notti di luna piena,
mostra alla luna i suoi gioielli:
scrigni di perle, che dal fondo
brillano come la sua storia.

Vecchio e nuovo borgo di Apella

Caro mi è questo borgo natìo,
col muschio sui tetti e mille lanterne,
che la sera si accendono e danzano intorno
ai covoni di grano.
Ti ho lasciato tanto tempo fa,
col ricordo di comignoli fumanti
e voli rapidi di giovani rondini.
Occhi sognanti di ragazzo,
ancora spalancati sull'immagine del suo borgo,
che per sempre ha perduto l'anima.
L'uomo gli ha messo una veste non sua,
e le rondini costruiscono i loro nidi
sulle vecchie case di pietra
dove è rimasta ancora intatta la loro anima.
I comignoli non somigliano a quelli nuovi,
scintillanti e ruotanti,
che confondono rondini e falchi pellegrini.

La sera

Nel chiuso, come per magia,
sento lo scender della sera.
Voci, rumori,
ovattati suoni,
sono il preludio di un momento incantato.
Solo si sente il profondo respiro dell'umanità,
che alza gli occhi al cielo
in cerca di verità.
Subito dopo,
il tempo di un respiro,
riapre il grande teatro della vita.

L'attesa

Attendo che il ragno finisca la sua tela,
attendo che una rondine torni al suo nido.
Attenderò ancora,
confuso dai colori di un campo di grano,
e sempre attenderò,
finché non avrò trovato quella meravigliosa frase
che nessun poeta ha ancora scritto.
E allora sarà tua per sempre,
amore mio.

Beatrice

Il dono della vita si è avverato.
Come perla di rugiada illuminata dalla stella del mattino,
una lacrima di madre ha bagnato il tuo candido lino.
Gioia e commozione
ed un amore infinito,
che solo una madre
può saperne i confini.

Torsana

Dall'alto del poggio della montagna,
coi colori di verde smeraldo,
dove il vento pettina erbe e fiori;
la cima di un campanile,
come guglia aguzza,
ruba al cielo perle di preghiere.
Il piccolo cimitero,
adagiato ai piedi della montagna,
annerito dalla patina del tempo,
sprigiona nell'aria tanta serenità,
mentre alta nel cielo,
il grido dell'aquila si perde tra le fitte abetaie.

La campagna toscana

Alti e compatti nella loro veste,
fino ai calzari,
allineati in lunghi filari,
i cipressi indicano la strada
per antichi casolari.
Il borgo che sovrasta la collina,
ha preso i colori della terra.
Solo il rosso dei gerani sulle finestre,
si nota da lontano.
Nei vasti campi degradanti,
verso forre e boschetti,
i girasoli, accecati dal sole,
hanno ripiegato le loro corolle.
Lunghe strisce di colore giallo,
dopo la raccolta del grano,
sono ora campo libero per uccelli e fringuelli,
che si apprestano a banchettare.
Nelle arse sugherete, nelle crepe delle loro cortecce,
si son maturati i sugheri al canto delle cicale.
Nel fitto bosco di lecci,
il cinghiale riposa lontano dalla calura e dalle genti.
Sotto la vampa solare, ai bordi delle strade sterrate,
le more selvatiche sono ricoperte dalla polvere.
La brezza, che vien dal mare,
rinfresca l'aria,
e allora io respiro tutti i colori
di questa toscana campagna.

Oglasa

Maestosa e sorniona,
si erge dal mar l'isola di Montecristo,
assieme alle altre,
come su un'ara sacra,
non da incensi profumata
ma da mirti, rosmarini ed elicrisi,
che folate di vento
spargono i loro profumi.
Dormono nel ventre di queste isole i loro tesori,
e mentre si fa sera
mi addentro nelle loro storie,
che splendono come i loro gioielli.

La luce dell'anima

Dall'alto delle mura,
in una notte tempestosa e buia,
un frate, con la sua lanterna,
indica ai migranti l'approdo sicuro.
Scalzi ed affamati,
interi popoli seguono la luce,
schiavi di dittatori rimasti nelle tenebre.
Il frate ha segnato la via
e mille lanterne si accendono nei nostri cuori,
che non dobbiamo mai spegnere,
perché è la luce dell'anima
che ci porta dritti dritti alla pace.
Mentre attraverso la piana di Luni
guardo verso il monte,
e l'anima riflessa di un frate
si accende su questa umanità
sorda ed incapace di vederla.

Bisogno di luce

Con gesto stanco,
lacero nella veste e nell'anima sua,
un peccatore errante chiede alla luna un po' di luce.
Rischiarirà le oscure,
peccaminose vie dell'anima mia.
Poi chiese al sole di dare anche a lui
un poco di luce e di calore,
per potere spazzare via le lattiginose,
fredde brume dell'anima sua.
Un giorno, stanco,
di luce affamato,
si fermò per riposare ai piedi di un antico altare.
Nel mistico silenzio della chiesa incominciò a pregare.
Una voce calda, celestiale, penetrò nell'anima sua.
Il tuo cammino è terminato,
perché hai trovato la vera luce che tanto hai cercato.
Io ti do la luce e nutrimento,
perché sincero è il tuo pentimento.

Infanzia

Sul finir di lunghi e afosi meriggi,
con le nostre facce tutte rosse
ad un occiduo sol che langue ormai lontano;
le labbra del color di more selvatiche,
e le vesti che odoravan di resine di pino.
Al ritorno,
con le prime ombre della sera,
nel grande letto di nonna Ambrogia,
sotto i candidi lini,
portavamo i profumi del bosco,
mentre sul davanzal della finestra,
lucciole e grilli canterini
ci tenevan compagnia.

Morte di un gabbiano

Sparsi sul limitare di una duna di mare,
vuoti gusci di lumache ed ossa di gabbiani.
Incantati, arroventati da lunghi meriggi estivi.
Sopra di essa, su lunghi e flessuosi fili d'erba gialla,
allineati come una collana di perle,
piccoli gusci bianchi,
ondeggiano al soffio della brezza.
Gli steli si flettono e mille dei loro gusci,
toccandosi e sfregandosi,
emettono lamentevoli suoni di violini.
In alto volava un gabbiano,
avido dei colori del suo mare,
che non voleva mai riposare.
Stordito ed abbagliato da si tanta bellezza,
e dalla stanchezza,
cadde in mare.
La sua anima volteggia ora sopra la duna
ed ascolta il suono dei violini,
quando spira la brezza che vien dal mare.

Vento di tramontana

Scende dalla brulla montagna,
fredda e gagliarda la tramontana,
con voce di mille lupi ulula,
su tutta la campagna.
Su di un'aia panni stesi ad asciugare,
che danzano strani balletti.
Da una piccola finestra,
rischiarata dalla fiamma di un camino,
siedono a tavola i figli del contadino;
tutti, con la faccia rossa che ascoltano la voce del vento,
mentre alta nel cielo terso
s'alza una stupita luna.

Giorni sereni

Sulla sommità della collina,
verde smeraldo,
svetta nell'aria aguzza e vegliarda
la cima di un campanile
che ruba al cielo perle di preghiere.
Il piccolo cimitero,
adagiato ai suoi piedi,
annerito dal tempo,
permea l'aria tutta attorno
di grande serenità.
Lontano, sugli aspri dirupi,
si perde il grido dell'aquila.
Vola il tempo ed è il crepuscolo
l'ora magica.
Il vento cessa dopo aver pettinato,
per tutto il giorno erbe e fiori della montagna.
Ora i raggi dorati del sole
tingono di rosso valli e dirupi.
Il cervo, l'aquila, la marmotta
guardano verso il sole che muore,
dietro le ultime montagne.

Giorni incantati

Finisce così l'estate,
rapita da una nuvola di polvere
che il vento di tramontana
disperde nell'aria.
Sull'aia del contadino,
il vecchio lampione è rimasto solo,
oscilla al vento disegnando tutto attorno
strane ombre di giganti e nani.
Camminavamo a piedi scalzi,
lungo i sentieri delle formiche.
A sera, coi piedi ben lavati a letto presto,
tra bianche lenzuola di fresco bucato.
Prima del canto dei grilli,
la debole fiammella di un moccolo di candela
veniva spenta; e col profumo dell'incenso,
ancora nelle narici,
ci si addormentava così,
tra le braccia della favola
dal sapore di incantato
che il giorno ci aveva regalato.

La fine di una candela

Il moccolo di una candela,
che lacrima gocce di cera,
è quasi consumato.
La sua fievole luce stà per spegnersi,
come la vita di un'ammalata
nella triste stanza.
Il moccolo ha resistito.
Per tanti giorni ha vegliato
ed illuminato il volto
ormai spento della sua compagna.
Sulle pareti non danzano più
strane figure,
perché la luce si è spenta.
Solo un commosso singhiozzare
e voci di preghiere salgono al cielo.

Borgo di Montemarcello 2

Dalle Apuane, su tutta la pianura,
soffia la tramontana
ed ulula come branco di lupi,
al chiaror di luna.
Dai camini del borgo, al calar del giorno,
fuliggine e scintille,
dan forma ad antichi guerrieri
e fantasmi del passato.
Dai lontani monti,
ingiallite foglie di castagno,
mulinano nell'aria
e si mescolano al mirto e il rosmarino.
Sono entrate dalle finestre sconnesse
della piccola chiesa,
terminando così i loro turbinii
tra arredi sacri e certificati di battesimi.
Padrona su tutta la pianura,
la tramontana infuria.
Stringe nella sua fredda morsa
il vecchio borgo che...,
come umana figura si stringe in se aspettando.

Il campo di grano

Quando un giorno,
sugli arati campi,
il germogliar del grano
schiuderà i suoi petali,
in dorate spighe,
e una promessa di gialle messi,
spariran fatiche e timori per chi ha sparso il seme
con così tanta fatica.
Sull'aia il pulviscolo dorato della pula che sale al cielo,
ringraziando il Signore per aver liberato il chicco
dalla sua prigione.
Il primo covone,
veniva offerto al Signore;
il pane era il dono per tutta la generazione.

Gli abbronzati

Una lunga distesa di corpi seminudi,
sdraiati e sofisticati,
unti da olii solari e creme speziate,
pronti per esser cotti sotto vampe solari;
immobile rituale su tutto il litorale.
L'aria non odora di salmastro,
ma di rinomate creme e profumi orientali.
La sabbia è impregnata e il gabbiano si allontana,
per ritrovare il suo mondo
che crede perduto.
Il tormento ed il sacrificio è durato un'estate intera,
ma felici e contenti
han riportato a casa i loro corpi
con i colori di mummie secche e prossime iterizie.
La spiaggia ora è deserta e silenziosa,
la pioggia ha lavato tutto.
Il libeccio ed il maestrale
hanno riportato il profumo del salmastro,
unico padrone del litorale.

Il sabato del cavatore

Mezzo sigaro stretto fra i bianchi denti, scintillanti,
sotto le abbronzate pelli.
Il nero panciotto e la bianca camicia,
senza colletto,
il cavatore,
sull'uscio della cantina,
riposa tra il mormorio della gente.
Nella tasca del panciotto,
pochi sigari e qualche lira,
per poter smorzare tutte le arsure
della lunga settimana.
Le mogli coi loro bacili in testa,
vanno alla fontana.
Per le strade e le piazze,
odori di arrosto e minestre,
si liberano nell'aria.
I panni da lavoro appesi alle finestre,
si profumano di basilico e di spezie.
L'atmosfera del sabato
è allegra e sbarazzina.
La paga del venerdì,
ha portato tante cose e rinverdito nuove promesse.

Il vestito nuovo è indossato la domenica per la messa,
ed il pomeriggio.
I bimbi, con le scarpe nuove,
sfilano con loro,
tra quella gente,
i cui uomini hanno nelle tasche
dei loro panciotti neri,
qualche lira e pochi sigari.