Influenze letterarie di Francesco Della Pina

Dialoghi con la tradizione e la contemporaneità

Le influenze letterarie nell'opera di Francesco Della Pina

L'opera di Francesco Della Pina si inserisce in un ricco dialogo con la tradizione letteraria italiana e internazionale. La sua poesia, i suoi racconti e i suoi saggi rivelano l'influenza di diversi autori e correnti, che il poeta ha assimilato e rielaborato in modo originale, creando una voce poetica personale e riconoscibile.

"Ogni poeta è figlio di molti padri e madri letterari. La vera originalità non sta nel rifiutare le influenze, ma nel trasformarle in qualcosa di nuovo..."
— Francesco Della Pina, da un'intervista del 2018

La tradizione poetica italiana

La poesia di Francesco Della Pina rivela un profondo legame con la tradizione poetica italiana, da Dante a Leopardi, da Pascoli a Montale. Questo dialogo con i grandi maestri della poesia italiana si manifesta sia a livello tematico che stilistico, in un continuo gioco di rimandi e rielaborazioni.

Eugenio Montale

L'influenza di Eugenio Montale è particolarmente evidente nella poesia di Della Pina, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con il paesaggio e la capacità di trasformare gli elementi naturali in simboli di una condizione esistenziale. Come Montale con la Liguria, Della Pina fa di Carrara e delle sue montagne non solo uno sfondo, ma un interlocutore poetico, un correlativo oggettivo di stati d'animo e riflessioni.

Da "Ossi di seppia" di Montale

"Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi..."

Da "Echi dalle Apuane" di Della Pina

"Sostare silenzioso e attento
ai piedi della montagna bianca,
ascoltare nel vento che sale
voci di scalpellini, echi di picconi..."

Giovanni Pascoli

Da Pascoli, Della Pina ha ereditato l'attenzione al particolare, la capacità di cogliere i dettagli minimi della natura e di trasformarli in elementi significativi del discorso poetico. Anche l'uso di un lessico che attinge al mondo rurale e artigianale, con termini tecnici e dialettali, rivela l'influenza pascoliana, rielaborata però in un contesto diverso, quello del mondo del marmo.

Da "Myricae" di Pascoli

"C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole..."

Da "Versi di marmo" di Della Pina

"C'è qualcosa di eterno oggi nel marmo,
anzi d'effimero: io guardo altrove, e sento
che sono intorno nate nuove forme..."

La poesia del Novecento

Oltre ai grandi maestri della tradizione, Della Pina ha dialogato intensamente con la poesia del Novecento, sia italiana che internazionale. Questo dialogo si manifesta in una continua tensione tra tradizione e sperimentazione, tra forme classiche e ricerca di nuovi linguaggi.

Andrea Zanzotto

L'influenza di Andrea Zanzotto è evidente soprattutto nelle raccolte più mature di Della Pina, dove il rapporto con il paesaggio si fa più complesso e problematico. Come Zanzotto con il paesaggio veneto, Della Pina esplora le trasformazioni del territorio di Carrara, le ferite inferte alle montagne dall'attività estrattiva, la dialettica tra bellezza naturale e intervento umano.

Da "Dietro il paesaggio" di Zanzotto

"Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio
qui volgere le spalle..."

Da "Canti della mia terra" di Della Pina

"Qui non resta che abbracciare la montagna ferita
qui guardare negli occhi il bianco abisso..."

Seamus Heaney

Tra le influenze internazionali, particolarmente significativa è quella del poeta irlandese Seamus Heaney, con cui Della Pina condivide l'attenzione al lavoro manuale, alla cultura materiale, al rapporto con la terra. Come Heaney celebra il lavoro contadino e la cultura rurale irlandese, così Della Pina celebra il lavoro degli scalpellini e la cultura del marmo di Carrara.

Da "Digging" di Heaney

"Between my finger and my thumb
The squat pen rests.
I'll dig with it."

Da "Lo scalpellino" di Della Pina

"Tra le mie dita lo scalpello
riposa come una penna.
Scriverò con esso sulla pietra."

La narrativa e la saggistica

Anche nella narrativa e nella saggistica, Della Pina rivela influenze significative, che spaziano dalla letteratura italiana a quella internazionale, dalla tradizione realista a quella simbolista.

Italo Calvino

Nei "Racconti di marmo", è evidente l'influenza di Italo Calvino, soprattutto per la capacità di unire realismo e dimensione simbolica, di partire da situazioni concrete per aprirsi a riflessioni più ampie. Come Calvino nelle "Città invisibili", Della Pina trasforma Carrara in un luogo reale e immaginario al tempo stesso, in un simbolo di una condizione umana più generale.

Da "Le città invisibili" di Calvino

"Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un'altra."

Da "La vena d'oro" di Della Pina

"Le cave come i sogni sono fatte di speranze e di timori, anche se il disegno delle loro vene è misterioso, le loro forme imprevedibili, i loro colori cangianti, e ogni blocco nasconde in sé infinite possibilità."

John Berger

Nei saggi raccolti in "Memorie carraresi", si può riconoscere l'influenza dello scrittore e critico d'arte John Berger, soprattutto per l'attenzione al rapporto tra arte e società, tra estetica e politica. Come Berger in "Ways of Seeing", Della Pina esplora il significato culturale e sociale del marmo, la sua funzione simbolica, il suo ruolo nella costruzione di un'identità collettiva.

Da "Ways of Seeing" di Berger

"The way we see things is affected by what we know or what we believe."

Da "La via del marmo" di Della Pina

"Il modo in cui guardiamo il marmo è influenzato da ciò che sappiamo della sua storia, da ciò che crediamo del suo valore, da ciò che immaginiamo del suo futuro."

Rielaborazione e originalità

Nonostante le numerose influenze, l'opera di Francesco Della Pina si distingue per la sua originalità, per la capacità di rielaborare in modo personale i modelli e di creare una voce poetica autentica e riconoscibile. La sua originalità sta soprattutto nel modo in cui ha saputo trasformare il marmo e il mondo di Carrara in un universo simbolico ricco e complesso, in un microcosmo che riflette questioni universali.

La poesia di Della Pina non è mai semplice imitazione o ripetizione di modelli, ma dialogo vivo con la tradizione, confronto critico con il passato e con il presente. In questo senso, la sua opera rappresenta un esempio significativo di come la letteratura contemporanea possa nutrirsi della memoria culturale senza rinunciare alla ricerca di nuove forme e di nuovi significati.

"La vera originalità non consiste nel rifiutare il passato, ma nel trasformarlo in qualcosa di nuovo. Come lo scultore che vede nel blocco di marmo la forma che vi è nascosta, così il poeta vede nella tradizione le possibilità che essa contiene e che attendono di essere liberate."
— Francesco Della Pina, dalla prefazione a "Canti della mia terra"
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