Lo stile poetico di Francesco Della Pina

Tra tradizione e innovazione

Lo stile poetico di Francesco Della Pina

Lo stile poetico di Francesco Della Pina si caratterizza per una sintesi originale di elementi tradizionali e innovativi, per un equilibrio tra concretezza e astrazione, tra attenzione al particolare e apertura alla dimensione simbolica. La sua poesia, radicata nell'esperienza del territorio di Carrara e nella cultura del marmo, si distingue per alcune caratteristiche formali e stilistiche che ne definiscono l'identità e la riconoscibilità.

"Lo stile è come il marmo: deve essere solido e resistente, ma anche capace di assumere forme diverse, di adattarsi alla visione del poeta e alla natura del tema trattato..."
— Francesco Della Pina, da un'intervista del 2018

Il linguaggio poetico

Il linguaggio poetico di Francesco Della Pina si caratterizza per una ricca stratificazione lessicale, che unisce termini della tradizione letteraria a parole tecniche legate al mondo del marmo, espressioni dialettali a neologismi. Questa pluralità linguistica riflette la complessità dell'esperienza che il poeta vuole comunicare e la sua capacità di muoversi tra diversi registri espressivi.

Il lessico tecnico

Una caratteristica distintiva della poesia di Della Pina è l'uso di un lessico tecnico legato al mondo del marmo e della sua lavorazione. Termini come "bancata", "tecchia", "ravaneto", "mazzuolo", "scalpello", "gradina" entrano nel tessuto poetico non come semplici elementi decorativi, ma come parole dense di significato, che portano con sé la memoria di un'esperienza concreta e di una tradizione culturale.

"Nel silenzio della cava
solo il canto dello scalpello
che morde la tecchia,
solo il respiro del mazzuolo
che batte il tempo
di un'antica musica di pietra."
— Da "Versi di marmo", 1998

Analisi stilistica

In questa poesia, i termini tecnici "scalpello", "tecchia", "mazzuolo" non sono semplici riferimenti a strumenti di lavoro, ma diventano protagonisti di una metafora musicale. Lo scalpello che "canta" e il mazzuolo che "batte il tempo" trasformano il lavoro nella cava in una performance artistica, in una creazione che unisce fatica fisica e dimensione estetica.

La dimensione dialettale

Accanto al lessico tecnico, nella poesia di Della Pina trova spazio anche la dimensione dialettale, con espressioni e modi di dire tipici di Carrara e della Lunigiana. Questi elementi dialettali non sono usati in modo folkloristico, ma come strumenti per recuperare una memoria linguistica e culturale, per dare voce a un'esperienza collettiva che rischia di perdersi.

"I vecchi dicevano: 'A cava un si va per divertimento'.
E avevano ragione.
A cava si va per necessità,
per destino, per vocazione.
A cava si va come si va in chiesa,
con rispetto e timore."
— Da "Canti della mia terra", 2018

Analisi stilistica

In questa poesia, l'espressione dialettale "A vita un si fa per divertimento" (La vita non si fa per divertimento) diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul significato dell'esistenza. La frase dialettale, con la sua concretezza e la sua immediatezza, introduce una serie di metafore che elevano la vita quotidiana a dimensione esistenziale e quasi religiosa.

Le strutture metriche e ritmiche

Dal punto di vista metrico e ritmico, la poesia di Francesco Della Pina mostra una grande varietà di soluzioni, che spaziano dalle forme tradizionali al verso libero, dalla regolarità metrica alla sperimentazione ritmica. Questa pluralità di forme riflette la ricchezza tematica della sua poesia e la sua capacità di adattare lo strumento espressivo alla natura del contenuto.

Il dialogo con la tradizione metrica

Soprattutto nelle prime raccolte, Della Pina mostra un interesse per le forme metriche tradizionali, che vengono però rivisitate e rinnovate. Sonetti, ballate, canzoni sono riprese non in modo accademico, ma come strutture flessibili che possono accogliere contenuti contemporanei e linguaggi innovativi.

"Bianco silenzio delle Apuane,
montagne di luce e di mistero,
dove il tempo si fa pietra
e la pietra diventa tempo.

Silenzio delle Apuane,
sentieri nascosti nel fianco del monte,
dove l'uomo incontra la natura
e la natura sfida l'uomo.

Bianco silenzio dei laboratori,
dove le mani parlano alla pietra
e la pietra risponde alle mani.

Bianco silenzio della mia anima,
dove tutto si trasforma
in parola, in canto, in poesia."
— Da "Echi dalle Apuane", 2003

Analisi stilistica

Questa poesia riprende la struttura del sonetto, con due quartine e due terzine, ma la rinnova attraverso l'uso del verso libero e di un ritmo più flessibile. La ripetizione anaforica di "Bianco silenzio" all'inizio di ogni strofa crea una struttura circolare che riflette il tema della trasformazione e della ciclicità. La metrica tradizionale diventa così uno strumento per esplorare temi contemporanei, come il rapporto tra uomo e natura, tra arte e vita.

Il verso libero e la sperimentazione ritmica

Nelle raccolte più mature, Della Pina si orienta verso il verso libero e verso una maggiore sperimentazione ritmica. Il ritmo diventa più irregolare, più vicino al flusso del pensiero e dell'emozione, ma sempre controllato da una forte tensione formale. Particolarmente significativo è l'uso di pause e silenzi, che riflettono la dimensione contemplativa della sua poesia.

"Il marmo respira.

Lo senti?

È un respiro lento, profondo,
come quello di un dormiente
che sogna da millenni.

Avvicinati.

Appoggia l'orecchio alla pietra.
Ascolta.

È la voce del tempo
che parla attraverso il silenzio."
— Da "Memorie di pietra", 2022

Analisi stilistica

In questa poesia, il verso libero e l'uso abbondante di spazi bianchi creano un ritmo frammentato, che riflette il tema dell'ascolto e del silenzio. Le pause tra i versi diventano parte integrante del significato, invitando il lettore a rallentare, a fermarsi, a "ascoltare" il marmo. La brevità di alcuni versi ("Lo senti?", "Avvicinati.", "Ascolta.") crea momenti di intensità che contrastano con i versi più lunghi e descrittivi.

Le figure retoriche

La poesia di Francesco Della Pina fa un uso ricco e originale delle figure retoriche, che non sono mai semplici ornamenti, ma strumenti per esplorare la complessità dell'esperienza e per creare connessioni tra diversi livelli di significato. Particolarmente significativo è l'uso della metafora, dell'analogia e della sinestesia.

La metafora del marmo

Il marmo è la metafora centrale della poesia di Della Pina, un simbolo polivalente che assume significati diversi a seconda del contesto. Il marmo può rappresentare la permanenza e la trasformazione, la memoria e l'oblio, la resistenza e la fragilità. Questa ricchezza metaforica permette al poeta di esplorare temi universali partendo da un elemento concreto e specifico.

"Siamo come il marmo:
duri e fragili,
eterni e effimeri,
opachi e luminosi.

Il tempo ci scolpisce
con lo scalpello dell'esperienza,
rivela le nostre vene nascoste,
le nostre crepe segrete.

E alla fine
ciò che resta di noi
è la forma essenziale,
la verità della pietra."
— Da "Canti della mia terra", 2018

Analisi stilistica

In questa poesia, la metafora del marmo diventa uno strumento per esplorare la condizione umana. L'analogia tra l'uomo e il marmo si sviluppa attraverso una serie di ossimori ("duri e fragili", "eterni e effimeri", "opachi e luminosi") che riflettono la complessità e le contraddizioni dell'esistenza. La metafora si estende poi al tempo come scultore e alla vita come processo di rivelazione di una "forma essenziale".

La sinestesia e la fusione sensoriale

Un'altra figura retorica caratteristica della poesia di Della Pina è la sinestesia, la fusione di percezioni sensoriali diverse. Questa figura riflette la sua concezione dell'esperienza poetica come totalità, come coinvolgimento di tutti i sensi nella percezione del mondo.

"Il bianco ha un suono.

Lo senti quando cammini
tra le pareti della cava,
quando il sole colpisce
la superficie del marmo
e la luce diventa musica.

È un suono cristallino,
come acqua che scorre
su pietre levigate,
come vento che accarezza
le corde di un'arpa invisibile.

Il bianco canta
e il suo canto è silenzio."
— Da "Echi dalle Apuane", 2003

Analisi stilistica

In questa poesia, la sinestesia è la figura centrale: il colore bianco del marmo viene percepito come suono, la luce diventa musica. Questa fusione sensoriale crea un'esperienza poetica totalizzante, che coinvolge vista e udito in una percezione unitaria. La sinestesia si sviluppa attraverso una serie di similitudini ("come acqua che scorre", "come vento che accarezza") che arricchiscono l'immagine principale. Il paradosso finale ("il suo canto è silenzio") completa questa esplorazione dei limiti della percezione sensoriale.

L'evoluzione stilistica

Lo stile poetico di Francesco Della Pina ha conosciuto un'evoluzione significativa nel corso del tempo, pur mantenendo alcune costanti che ne definiscono l'identità. Dalle prime raccolte, caratterizzate da un maggiore legame con la tradizione formale, alle opere più recenti, segnate da una maggiore libertà espressiva, si può tracciare un percorso di continua ricerca e sperimentazione.

Nelle prime raccolte, come "Versi d'Apuane" (1998), prevale un'attenzione alla forma tradizionale, con un uso più regolare della metrica e una sintassi più controllata. Il linguaggio è ricco di riferimenti alla tradizione poetica italiana, ma già si nota l'interesse per il lessico naturalistico e per la dimensione concreta dell'esperienza.

Con "Echi dalle Apuane" (2003), si assiste a una maggiore libertà formale, con l'adozione più frequente del verso libero e una sintassi più flessibile. Il linguaggio si arricchisce di elementi dialettali e di espressioni colloquiali, mentre le figure retoriche diventano più complesse e stratificate.

Nelle raccolte più recenti, come "Canti della mia terra" (2018) e "Memorie di vento" (2022), lo stile di Della Pina raggiunge una sintesi matura tra tradizione e innovazione. La forma diventa più essenziale, con una maggiore attenzione al ritmo e alla musicalità del verso. Il linguaggio si fa più denso e concentrato, con una forte tensione tra concretezza e astrazione, tra particolare e universale.

"La poesia è come la scultura: un processo di continua sottrazione, di ricerca dell'essenziale. Con il passare degli anni, ho imparato a togliere il superfluo, a cercare la parola giusta, il ritmo necessario, la forma che corrisponde esattamente al contenuto."
— Francesco Della Pina, da un'intervista del 2022
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